Il 12 gennaio 1848 Palermo si rivolta al regime borbonico
- di Giuseppe Lagona
- 13 mag 2026

Il 12 gennaio 1848 in Sicilia è una data storica per l’epoca gloriosa della rigenerazione del popolo siciliano: a Palermo in quel giorno scoppiò la rivoluzione siciliana contro il dominio borbonico, chiedendo la fine della dominazione autoritaria e maggiori libertà civili e politiche. Palermo non è insorta, si riprende quello che era già stato suo e che le appartiene. Quel giorno segna l’inizio dei principali eventi del Risorgimento italiano ed europeo. La storiografia italiana la ricorda come una rivoluzione per l’Unità d’Italia. Nulla di più falso, nel 1848 la Sicilia non chiede unità, chiede separazione. Non inneggia ad una patria più grande, ma rivendica la propria. Fino al 1848 le classi politiche dell’Isola non avevano altra meta e altra legittimità se non quella di voler ricostituire il Regno di Sicilia, fondato già nel 1130, riconfermato nel Vespro siciliano su basi parlamentari, e arrivato sino ai loro giorni (gennaio 1848). Nei giorni che precedettero i moti i muri di Palermo erano tappezzati di manifesti che chiedevano a gran voce ai cittadini tutti di unirsi all’insurrezione. In alcuni di essi si poteva leggere: Siciliani! Il tempo delle preghiere è passato inutilmente, le proteste, le suppliche, le pacifiche dimostrazioni sono risultate vane. Il nostro popolo nato libero è ridotto alle catene e nella miseria, andremo a riconquistare i legittimi diritti. All’armi figli della Sicilia! Il giorno 12 gennaio, all’alba, segna l’epoca gloriosa della rigenerazione universale. Non fu una sommossa, non fu un capriccio romantico, non fu folclore. È stata una rivoluzione politica moderna, organizzata con lucidità e consapevolezza. Quella rivoluzione fu corale: ad essa parteciparono tutte le città della Sicilia, da Palermo a Catania la voce fu unanime. Tutti i ceti, artigiani, borghesia, clero, nobiltà, tutti a gran voce non chiedevano che il ripristino di una legittimità violata. È stato il momento in cui tutto il popolo siciliano rientra nella storia dei popoli sovrani. Quel giorno la Sicilia (proprio nel giorno del compleanno di Ferdinando II di Borbone, nato a Palermo il 12 Gennaio 1810) spezza la sovranità del Re borbonico, caccia l’esercito napoletano, ricostituisce il proprio Stato e proclama un principio che oggi fa ancora paura: «La Sicilia sarà sempre Stato indipendente.» Un vero atto costituzionale. L’insurrezione era capeggiata dal mazziniano Rosolino Pilo e promossa insieme a Giuseppe La Masa, che incarnano una visione: Sicilia libera, costituzionale, separata da Napoli. La rivolta si diffuse rapidamente per la città, con barricate, scontri nelle strade e l’occupazione di punti chiave. La stessa sera del 12 gennaio veniva istituito un “Comitato provvisorio” che chiedeva il recupero della Costituzione del 1812, incentrata sui principi della democrazia rappresentativa e sulla centralità del Parlamento. Il 22 gennaio Ferdinando II negava le richieste siciliane. Il Comitato provvisorio si trasformava nel nuovo “Comitato Generale”, presieduto da Ruggero Settimo e come segretario il patriota Mariano Stabile, dichiarava decaduta la monarchia borbonica e le truppe borboniche evacuavano il Palazzo Reale. Il primo Governo del Nuovo Regno venne presentato il 27 marzo, con la nomina dei ministri: i liberali Mariano Stabile e il barone Pietro Riso, lo storico Michele Amari, il principe di Butera Pietro Lanza e il futuro primo ministro Francesco Crispi. Palermo era stata la città a ispirare i moti rivoluzionari in tutta Europa, dando il via ad un periodo in cui le borghesie del continente europeo decidevano di ribellarsi e lottare per l’unità nazionale e le riforme liberali.La denominata “Primavera dei Popoli”, ebbe inizio proprio a Palermo. Napoli seguì sull’esempio di Palermo già il 27 gennaio 1848; a Parigi tra il 22 e il 24 marzo dello stesso anno Luigi Filippo fu costretto ad abdicare, così nasce la “Quarta Repubblica francese”;così pureBerlino ebbe i suoi moti rivoluzionari proprio a Marzo. Tra il 18 e il 24 marzo anche Milano si ribellò agli austriaci. Una stagione rivoluzionaria che si conclude con l’insorgere della stessa Roma, con la nascita della “Repubblica Romana”.Il popolo palermitano-siciliano aveva, nel suo piccolo, dato il via ai moti rivoluzionari del ’48, necessari per la futura spinta rivoluzionaria europea. Fu l’inizio del Risorgimento.
Il primo settembre del 1847 la città di Messina aveva manifestato comportamenti di rivolta nei confronti del Re Borbone, Ferdinando II. Tutto fu sedato nel giro di poche ore. Ma la scintilla rivoluzionaria di quel giorno viene ricordata in una lapide commemorativa, posta oggi proprio in via 1 Settembre.
Già nel settembre 1848, però, l’esercito borbonico riconquista Messina. Non bastarono le rivolte dei messinesi, molto più dure e durevoli. Lo sforzo messinese, durato per mesi, non fu sufficiente. Il Re borbonico, scacciato con le rivolte da tutta la Sicilia, aveva mantenuto un suo presidio nella Cittadella di Messina, ben difesa ed equipaggiata (contava circa 300 cannoni) per la riconquista dei territori. L’esercito borbonico sbarcò a Messina il 3 settembre 1848, guidato dal tenente Carlo Filangieri. Al comando di un esercito composto da circa 24.500 uomini e adoperando un totale di 450 cannoni. I bombardamenti colpirono tanto i rivoltosi (che potevano contare su un corpo armato di soli 6.000 uomini) quanto i civili, distruggendo e radendo al suolo interi quartieri. Sul fronte sud di Messina, Filangieri guidava un ulteriore bombardamento navale. Bombardamento, durato per cinque giorni ininterrotti, così duro che fu visto male dall’Europa intera che guardò con più astio Ferdinando II che, per la crudeltà di quell’attacco, fu soprannominato “re bomba”. Messina, in quei giorni di settembre 1848, cadeva sotto il peso e la crudeltà dell’esercito borbonico. Nei primi mesi del 1849 anche Catania capitolava sotto la pressione dell’esercito borbonico. Palermo cadde il 14 maggio 1849 e con essa caddero, per il momento, anche le speranze di uno stato siciliano indipendente. La rivoluzione venne schiacciata, repressa con il sangue, i bombardamenti, le condanne, l’esilio. Ma una sconfitta militare non annulla una richiesta di legittimità storica. Anzi la rafforza, la Sicilia si è proclamata Stato indipendente, ha dimostrato di potersi governare, ha esercitato il diritto di autodeterminazione, ha indicato un’alternativa allo Stato unitario che verrà imposto in seguito, prima con l’avvento risorgimentale, poi con la repressione unitaria. Alla fine i siciliani furono sconfitti, ma negli accordi per la resa, quel 15 maggio del 1849, il Governo di Napoli concesse un’autonomia amministrativa, fiscale ed economica che era il frutto più maturo di quel sacrificio, quasi da Stato autonomo, pur con la perdita del Parlamento proprio che era l’essenza stessa dell’identità siciliana. Ma il frutto più maturo di quella Rivoluzione fu la sua Costituzione. Lo Statuto del Regno di Sicilia fu il più grande contributo dei siciliani alla storia delle costituzioni dei paesi liberi e democratici. Tutti potevano votare e praticamente tutti potevano essere eletti. Tutte le libertà fondamentali erano garantite e persino quelle non scritte nella Costituzione erano in linea di principio libere, salva un’esplicita legge contraria. Una costituzione così democratica la stessa Italia non l’avrebbe avuto se non nel 1948, cento anni dopo. Un messaggio di indipendenza e di libertà che non è mai morto. E una Costituzione, l’ultima legittima, che la Sicilia abbia più avuto. Il sacrificio degli eroi del 12 gennaio non è stato vano. La rivoluzione non è stata dimenticata, non è nostalgia, è memoria attiva. E noi siamo qui, a ricordarla e scriverla nel futuro della storia della Sicilia e dei siciliani.
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