Lo splendore dell’Impero a via del Corso: gli Asburgo “conquistano” Roma
- di Grace Galeano
- 5 mag 2026

C’è un filo invisibile, ma dorato, che da secoli unisce il Danubio al Tevere: un legame fatto di diplomazia, fede e, soprattutto, di una inesauribile tensione verso la bellezza. Fino al 5 luglio 2026, questo dialogo prende forma e colore nelle sale di Palazzo Cipolla con la mostra “Da Vienna a Roma. Le meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum”.
Per la prima volta in Italia, oltre cinquanta capolavori provenienti da una delle istituzioni museali più prestigiose al mondo approdano nel cuore della Capitale, trasformando Via del Corso in una suggestiva estensione della Vienna imperiale.

Il cuore pulsante: la quadreria
Il fulcro dell’esposizione si articola in una straordinaria sequenza di capolavori pittorici, un vero atlante visivo della storia dell’arte, capace di stupire per varietà e prestigio. Il visitatore è immerso in un dialogo continuo tra le grandi scuole del Nord e del Sud Europa: la forza barocca di Rubens e l’eleganza di Van Dyck si accostano alla precisione fiamminga di Brueghel il Vecchio e al fascino enigmatico di Cranach.
La narrazione attraversa poi i confini geografici per approdare alla scuola spagnola, dove l’austerità di Velázquez diventa simbolo del legame tra i diversi rami della dinastia asburgica. A completare questo straordinario percorso interviene il genio italiano: le opere di Tiziano, Tintoretto e Veronese, le invenzioni sorprendenti e i ritratti compositi di Arcimboldo — artista particolarmente apprezzato dagli imperatori — fino al vigore drammatico di Caravaggio, testimoniano quanto la corte asburgica fosse affascinata dalla luce e dalla cultura figurativa del Mediterraneo.

Un’immersione nel DNA di una dinastia
Non si tratta soltanto di una raccolta di dipinti, ma di un viaggio nel codice culturale di una dinastia che ha profondamente influenzato il volto dell’Europa. A completare il percorso interviene una selezione di opere provenienti dalla Kunstkammer, una delle più celebri “camere delle meraviglie” europee. In questo spazio il visitatore incontra oggetti rari, preziosi e talvolta sorprendenti, in cui natura, scienza e arte si intrecciano, restituendo il ritratto di una curiosità intellettuale senza confini.

L’arte come lingua universale
Curata da Cäcilia Bischoff, la mostra mette in luce come il collezionismo asburgico non fosse un semplice passatempo, ma una vera e propria strategia culturale e politica. L’arte diventava una lingua universale, uno strumento per esprimere potere, devozione e prestigio. Attraverso ritratti di corte e scene sacre, emerge con chiarezza come la costruzione dell’immaginario europeo moderno passi anche — e soprattutto — attraverso la bellezza.

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