Roma, l'Ara si rivela: quando la storia riprende i suoi colori

  • di Grace Galeano
  • 29 apr 2026

Nel cuore della Capitale, il candore del marmo dell’Ara Pacis smette di essere un silenzioso testimone del passato e torna a raccontare, in modo sorprendentemente vivido, il linguaggio dell’antichità. Questo avviene grazie a “L’Ara si rivela”, il percorso multimediale che arricchisce la visita al Museo dell'Ara Pacis, offrendo al pubblico un’esperienza immersiva basata su ricostruzioni scientifiche.



Un tuffo nella policromia antica
Per lungo tempo l’immaginario collettivo ha associato l’arte romana alla purezza del marmo bianco. Le ricerche archeologiche e archeometriche hanno però dimostrato che monumenti e sculture erano originariamente policromi, decorati con pigmenti minerali, colori accesi e dettagli dorati.

Attraverso tecnologie di video mapping, l’altare dedicato alla Pace e consacrato nel 9 a.C. per volontà di Augusto viene reinterpretato cromaticamente sulla base delle tracce di colore individuate e di confronti con altre testimonianze antiche. Si tratta, è bene precisarlo, di ricostruzioni plausibili, fondate su dati scientifici ma non definitive.

La narrazione visiva si sovrappone ai rilievi dell’altare, permettendo di coglierne con maggiore chiarezza i contenuti:

●       La processione imperiale: lungo i lati settentrionale e meridionale si sviluppa il celebre corteo con membri della famiglia imperiale e dell’élite sacerdotale. Figure come Augusto e Marco Vipsanio Agrippa emergono con maggiore leggibilità grazie all’applicazione virtuale del colore, che restituisce gerarchie, ruoli e dettagli degli abiti.

●       La decorazione vegetale: i raffinati fregi a girali d’acanto, popolati da piccoli animali e motivi floreali, vengono restituiti nella loro dimensione simbolica di abbondanza e rigenerazione, elementi centrali nella propaganda della pace augustea.

●       I pannelli figurati e i miti di fondazione: le proiezioni animano le principali scene mitologiche e allegoriche del monumento. Sul lato occidentale si riconoscono il sacrificio di Enea e la scena legata al Lupercale; sul lato orientale la figura della Tellus (interpretata anche come Pax o Italia) e quella della Dea Roma. La luce accompagna lo sguardo, facilitando la lettura di rilievi complessi e restituendo profondità narrativa alle immagini.



Tecnologia al servizio della conoscenza
“L’Ara si rivela” rappresenta un esempio efficace di integrazione tra ricerca scientifica e divulgazione. Le ricostruzioni cromatiche si basano su analisi dei pigmenti residui, studi comparativi e modelli interpretativi sviluppati in ambito archeologico. Il risultato non è una semplice spettacolarizzazione, ma uno strumento per comprendere meglio l’aspetto originario del monumento e il suo significato politico e simbolico.

L’esperienza consente così di avvicinarsi a una percezione più autentica dell’Ara Pacis, restituendo al pubblico non solo la forma, ma anche il colore e il messaggio di uno dei più importanti monumenti della Roma augustea.

“L’Ara si rivela” sarà visitabile presso il Museo dell’Ara Pacis fino al 31 dicembre 2026.


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