Catania, riunione conviviale ecumenica straordinaria per l'Accademia Italiana della Cucina
- di Diletta Rizzo
- 9 apr 2026

E’ stata la suggestiva cornice di Villa Ardizzone, luogo di grande fascino storico e architettonico, il teatro della Cena ecumenica straordinaria, organizzata lo scorso 19 marzo dalla Delegazione di Catania dell’Accademia Italiana della Cucina.
L’incontro, coordinato dal Delegato Gianclaudio Tribulato e guidato dalla simposiarca Maria Felicia Fazzino, è stato dedicato alla celebrazione della cucina italiana nel mondo, recentemente riconosciuta come patrimonio UNESCO, conferendo alla conviviale un carattere di particolare solennità. La socia Fazzino ha esposto un interessante profilo della storia della gastronomia siciliana, elencando con dettagliata ricerca l’origine dei piatti della cena, aventi come ingrediente comune e trasversale il frutto siciliano per antonomasia: l’arancia. Così attraverso il tema prescelto (“Gli agrumi di Sicilia”) si è reso omaggio a una delle espressioni più autentiche e identitarie della tradizione gastronomica isolana. Infatti, i nostri agrumi, simbolo di una terra ricca di storia e cultura, rappresentano un elemento distintivo della biodiversità siciliana nonché un patrimonio di profumi, colori e sapori unico.
L’esordio del percorso gastronomico della serata è stato affidato agli arancinetti al profumo di agrumi, raffinata reinterpretazione della celebre specialità siciliana, capaci di conquistare al primo morso con leggerezza e freschezza, accompagnati dalle panelle, classiche frittelle di farina ceci: un antico ma sempre attuale specchio della cucina popolare e convivialità.

Non è superfluo ricordare come i piatti principali raccontino storie di armonia e creatività, senza mai perdere il legame con la cultura culinaria dell’isola. Nella prosecuzione della cena, altra tappa è la presentazione del manzo, accompagnato da raffinati contorni: giardiniera in agrodolce, pompelmo rosa, salsa alla verbena, limone e fiore di cappero. Il tutto a costituire un pot-pourri di sapori dolci e aciduli, in un gioco di aromi che ricorda le ricette di famiglia. Di gustosa prelibatezza è risultato il risotto ai fiori d’arancio, crema di gorgonzola e pancetta croccante: ha sorpreso per i contrasti raffinati, dove la delicatezza degli agrumi si è fus con la sapidità della pancetta, evocando i profumi degli agrumeti in fiore. Lo stracotto di vitello in cremolata all’arancia, accompagnato da patata schiacciata e salsa al caffè, ha rappresentato anch’esso un piatto di carattere, dove la dolcezza della carne e l’intensità degli aromi agrumati celebrano l’arte della cucina lenta e curata, tipica della Sicilia. A chiudere, le crispelle di riso con miele di zagara e polvere di mandarino: un epilogo dolce e profumato, un omaggio (l’ennesimo) alla tradizione dolciaria siciliana e alla preziosità dei suoi agrumi. La cornice enologica del percorso gastronomico è stata “abbellita” dalla degustazione dei vini della Cantine Mazzei – Noto (Nero D’Avola DOC Sicilia). Durante la cena, è stata pure apprezzata la performance musicale del giovane ed affermato pianista, Leone Cartalemi.
Nel corso della conviviale è stato inoltre ricordato il valore del riconoscimento della cucina italiana quale patrimonio UNESCO, sottolineando il ruolo fondamentale che essa svolge nella tutela dell’identità culturale nazionale e nella diffusione dei valori della convivialità.
La serata si è svolta in un clima di sentita partecipazione, confermando lo spirito dell’Accademia nel promuovere la conoscenza, la valorizzazione e la trasmissione della cultura gastronomica italiana. Un momento di condivisione che ha ribadito come la cucina rappresenti non solo tradizione e arte, ma anche un efficace strumento di dialogo tra culture.

©️ Riproduzione riservata







