A chi appartiene il tuo volto? Oggi la riflessione per la XXIX Domenica del tempo ordinario
- di Orazio Caputo
- 18 ott 2026

Spesso ci sentiamo ingabbiati nelle trappole della vita, proprio come i farisei e gli erodiani quando tentarono di mettere all'angolo Gesù con una domanda capziosa sul pagare le tasse a Cesare. Ma la risposta del Maestro va ben oltre la politica o l'economia: "Rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio".
Che cosa significa per noi oggi? Significa prima di tutto stare nella verità della realtà. Le cose terrene hanno le loro leggi e vanno affrontate con saggezza umana e concretezza, come quando curiamo il corpo in ospedale affidandoci alla scienza, mentre la preghiera ci dona la grazia di vivere la prova. Il Vangelo ci mette in guardia: non si usano mai i mezzucci o le furbizie del potere (la logica machiavellica per cui il fine giustifica i mezzi) per compiere l'opera di Dio. L'amore si serve solo con la via dell'amore.
Ma il punto più esaltante e che tocca il cuore arriva adesso. Sulla moneta del tributo c'è l'effigie di Cesare, ed è giusto che torni a lui. Ma tu? Su di te, di chi c'è l'immagine?
Noi siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio. Sulla nostra vita, sul nostro cuore, c'è impresso il volto del Creatore. Questo significa che nessun potere, nessuna crisi e nessuna logica di questo mondo possiede la tua anima: tu appartieni interamente a Dio. La tua dignità è infinita perché porti dentro di te il Suo respiro. Possiamo camminare in questo mondo con i piedi ben per terra, liberi da ogni schiavitù e consapevoli che, qualunque cosa accada, siamo figli amati, custoditi nelle mani del Padre.




