Daniela Lucangeli a Catania: «Lo sguardo che cura, la scienza che insegna a sentire»

  • di Grace Galeano
  • 16 giu 2026

Un Teatro Metropolitan gremito e una platea attenta e partecipe hanno accolto la prof.ssa Daniela Lucangeli, docente di Psicologia dello sviluppo e dell'Educazione all'Università di Padova ed esperta di psicologia dell'apprendimento, tra le più autorevoli divulgatrici italiane nel campo delle neuroscienze applicate all'apprendimento e al benessere della persona. Numerosi gli applausi che hanno scandito l'incontro, a testimonianza del coinvolgimento suscitato dai temi affrontati e dalla capacità della relatrice di parlare al cuore delle persone attraverso il linguaggio della scienza.

Le emozioni al centro dell'incontro

L'incontro si è trasformato in un viaggio affascinante tra scienza, emozioni e relazioni umane, affrontando uno dei temi più urgenti del nostro tempo: la necessità di tornare a sentire l'altro. Al centro della serata, infatti, sono state le emozioni e il loro ruolo fondamentale nella costruzione dell'identità, delle relazioni e del benessere individuale.

L'evento si è aperto sulle note di Lucio Battisti, introducendo il pubblico in un percorso capace di intrecciare riflessione scientifica e sensibilità umana. Ad arricchire ulteriormente la serata sono stati gli interventi musicali della prof.ssa Katia Raineri, tra le poche musiciste italiane specializzate nel theremin, l'unico strumento musicale al mondo suonato senza alcun contatto fisico.

Il theremin e la metafora delle connessioni umane

Con il linguaggio coinvolgente che la contraddistingue, la prof.ssa Lucangeli ha accompagnato il pubblico alla scoperta dei meccanismi che regolano il dialogo tra il sistema limbico, sede delle emozioni, e le aree corticali deputate ai processi cognitivi superiori. Una relazione che, secondo la studiosa, deve essere continuamente "accordata", proprio come uno strumento musicale, affinché pensiero ed emozione possano cooperare anziché entrare in conflitto.

In questo percorso si sono inseriti gli interventi musicali della prof.ssa Katia Raineri, il cui theremin è diventato una suggestiva metafora delle connessioni invisibili che legano le persone.

«Tu mi stai a cuore»: il significato della cura

Particolarmente intenso il passaggio dedicato al concetto di cura. Riprendendo l'insegnamento di Don Lorenzo Milani e il celebre motto "I care", la docente ha proposto una riflessione sul non "io mi prendo cura di te", ma "tu mi stai a cuore". Una visione che pone al centro la relazione, il riconoscimento reciproco e la responsabilità dell'uno verso l'altro.

Nel corso dell'incontro è emersa con forza l'idea che il cuore, le emozioni e il corpo non siano elementi secondari rispetto all'intelligenza razionale, ma componenti essenziali dei processi di crescita, apprendimento e salute. Le neuroscienze, ha spiegato la prof.ssa Lucangeli, mostrano oggi come l'empatia, la prossimità fisica, lo sguardo e la qualità delle relazioni influenzino profondamente il benessere psicologico e biologico delle persone.



lo sguardo come strumento di relazione


Uno dei momenti più coinvolgenti è stato quello dedicato ai primi mille giorni di vita, periodo cruciale per lo sviluppo neurologico. La prof.ssa Lucangeli ha ricordato come il bambino costruisca la propria sicurezza emotiva attraverso la relazione con gli adulti significativi, evidenziando il ruolo fondamentale dello sguardo, della presenza e dell'attenzione condivisa.

Non sono mancati riferimenti alle fragilità contemporanee. Dall'isolamento sociale all'abuso delle tecnologie digitali, fino ai fenomeni di disagio giovanile e autolesionismo, la docente ha invitato il pubblico a interrogarsi sul significato delle relazioni nell'epoca della connessione permanente, spesso però priva di autentica vicinanza umana.

«Lo sguardo è il più grande potenziale di cura che abbiamo a disposizione», ha affermato durante uno dei passaggi più applauditi della serata, richiamando l'attenzione sull'importanza di restituire valore alla presenza reciproca e all'ascolto autentico.

Il messaggio finale lasciato al pubblico catanese è stato un invito semplice quanto rivoluzionario: tornare a prendersi cura degli altri attraverso l'ascolto, l'empatia e la consapevolezza che ogni essere umano esiste pienamente soltanto nella relazione con l'altro.

Una lezione di neuroscienze, certamente, ma soprattutto un invito a riscoprire il valore dello sguardo, dell'ascolto e delle relazioni autentiche in una società sempre più connessa e, paradossalmente, sempre più sola.


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